domenica 8 marzo 2009

Un riflesso


Non c'è sensazione più bella dello sguardo di chi ci ama, vedersi riflessa nei suoi occhi ti riempie di gioia,

e non c'è sensazione peggiore che ricevere un immagine di sè che mai vorresti sentirti addosso.


domenica 1 marzo 2009

E' ora di abbandonare la nave...


Tutta quella città...non se ne vedeva la fine.....La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?

E il rumore

Su quella maledettissima scaletta...era molto bello, tutto...e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema

Col mio cappello blu...Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino ......

Non è quel che vidi che mi fermò...E’ quel che non vidi

Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi....lo cercai ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto tranne…C’era tutto

Ma non c’era una fine. Quel che vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.


Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni e miliardi

Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita

Se quella tastiera è infinita non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio

Cristo, ma le vedevi le strade?

Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una...A scegliere una donna....Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire

Tutto quel mondo...Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce

E quanto ce n’è

Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla...

Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.

Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. E’ un viaggio troppo lungo. E’ una donna troppo bella. E’ un profumo troppo forte. E’ una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò.

Lasciatemi tornare indietro.

....Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio. Non sono pazzo fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci.